03/06/2013 12:03

Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini provenienti da paesi terzi

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato l’avviso per la presentazione di progetti a carattere territoriale finanziati a valere sul Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi Terzi. Si tratta di un’importante opportunità per i Centri Territoriali Permanenti per l’accesso a risorse determinanti per la realizzazione dei percorsi di formazione. Domande entro il 28 giugno.

 

Premessa

I primi di giorni di giugno sul sito del Ministero dell’Interno, è stato pubblicato l’Avviso Pubblico per la presentazione di progetti a carattere territoriale finanziati a valere sul Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi Terzi – Azione 112012 – Piani regionali per la formazione civico linguistica dei cittadini di Paesi Terzi.

Al link il bando del Fondo Europeo per l’Integrazione 2013

http://www1.interno.gov.it/mininterno/site/it/sezioni/servizi/bandi_gara/dip
_liberta_civili/2013_05_27_avviso_civico_linguistico.html

Dal 13 giugno al 28 giugno 2013 è possibile presentare le proposte progettuali esclusivamente per via telematica.

Si riepiloga di seguito il contesto in cui si innesta la realizzazione dei Progetti F.E.I. e si declina il ruolo dei Centri Territoriali Permanenti per l’integrazione dei cittadini provenienti da Paesi Terzi.

 

Cos’è l’Accordo di integrazione?

Il primo riferimento sull’Accordo di Integrazione è il Decreto Legislativo del 25 luglio 1998, n. 286 - Testo Unico relativo alla disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero.

Il D.L.vo prevede l’emanazione di regolamento, criteri e modalità per la sottoscrizione da parte dello straniero, contestualmente alla presentazione della domanda di rilascio del permesso di soggiorno, di un apposito Accordo di integrazione, come condizione necessaria per il rilascio del permesso di soggiorno stesso.

Con Decreto del Presidente della Repubblica del 14 settembre 2011, n. 179 è stato emanato il regolamento concernente la disciplina dell’Accordo di integrazione tra lo Straniero e lo Stato che definisce gli impegni dello straniero e dello Stato.

Lo straniero è tenuto a:

  • conseguire un livello adeguato di conoscenza della lingua italiana parlata equivalente almeno al livello A2 in riferimento al Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue emanato dal Consiglio d'Europa;

  • acquisire una sufficiente conoscenza dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica e dell'organizzazione e funzionamento delle istituzioni pubbliche in Italia;

  • acquisire una sufficiente conoscenza della vita civile in Italia, con particolare riferimento ai settori della sanità, della scuola, dei servizi sociali, del lavoro e agli obblighi fiscali;

  • garantire l'adempimento dell'obbligo di istruzione da parte dei figli minori;

  • dichiarare l’adesione alla Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione di cui al D.M. dell'interno in G.U. n. 137 del 15 giugno 2007, e l’impegno a rispettarne i principi.  La Carta è disponibile on line in 9 lingue.

Sul sito del Ministero dell’Interno è reperibile approfondimento sui temi indicati

http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione/accordo_di_integrazione/

 

A chi è rivolto l’Accordo di integrazione?

L’accordo di integrazione è rivolto agli stranieri di età superiore ai sedici anni che entrano in Italia per la prima volta e si stipula presso lo sportello unico per l’immigrazione della prefettura o presso la questura, contestualmente alla richiesta di un permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno. Per lo Stato, l'accordo è firmato dal prefetto o da un suo delegato.

 

Come funziona l’Accordo di integrazione?

L’Accordo funziona attraverso un sistema di sedici crediti, all’atto della stipula, che deve raggiungere la quota di almeno 30 crediti entro i due anni successivi alla stipula, per poter rimanere sul territorio italiano. L’Accordo dura due anni, prorogabile un altro anno.

I sedici crediti assegnati nel momento della stipula sono riferiti a quanto indicato all’art. 2 comma 3, in riferimento all’Allegato B del DPR 179/2011, e corrispondono al Livello A1 di conoscenza della lingua italiana parlata (10 crediti) ed al livello sufficiente di conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia (6 crediti).

I crediti possono essere acquisiti con l’acquisizione di determinate conoscenze (lingua italiana, cultura civica e vita civile in Italia) e lo svolgimento di specifiche attività e possono essere decurtati (per violazioni di leggi, reati etc..)

 

Quale è ruolo dei Centri Territoriali Permanenti per l’Accordo di integrazione?

I Centri Territoriali Permanenti svolgono un ruolo fondamentale nel processo di integrazione dei cittadini stranieri. Le azioni prioritarie dei CTP sono legate all’erogazione di percorsi formativi per l’apprendimento della lingua italiana non inferiore al livello A2 e alla realizzazione delle sessioni di formazione civica e di informazione di cui all’articolo 3 del DPR 179/2011, le cui finalità consistono in:

  • far acquisire allo straniero una sufficiente conoscenza dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica e dell’organizzazione e funzionamento delle organizzazioni pubbliche in Italia;

  • far acquisire una sufficiente conoscenza della vita civile in Italia con particolare riferimento ai settori della sanità, della scuola, dei servizi sociali, del lavoro e agli obblighi fiscali;

  • far acquisire informazioni sui diritti e doveri degli stranieri in Italia, delle facoltà e degli obblighi inerenti al soggiorno, dei diritti e dei doveri reciproci dei coniugi e dei doveri dei genitori verso i figli secondo l'ordinamento giuridico italiano, anche con riferimento all'obbligo di istruzione.

Il MIUR ha fornito, a partire dal 2010, fondamentali indicazioni e strumenti per realizzare le azioni indicate. Si ricordano:

  • indicazioni sulle modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana e Accordo Quadro fra il Ministero dell’Interno e il MIUR relativo alle modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana – 2010;

  • criteri e modalità per l’individuazione delle istituzioni scolastiche sedi di C.T.P. per svolgere i test, per gli impegni del MIUR e del Ministero dell’Interno – 2010;

  • Vademecum relativo alle Indicazioni tecnico operative per la realizzazione del test – 2010;

  • Linee Guida per la progettazione dei percorsi di alfabetizzazione e di apprendimento della Lingua Italiana – 2012;

  • Accordo Quadro fra MIUR e Ministero dell’Interno relativo alle modalità di realizzazione delle sessioni di formazione civica e di informazione – 2012;

Attesa l’emanazione di “Linee guida per la realizzazione delle sessioni di formazione di educazione civica e di informazione”.

La lettura dei documenti citati fa emergere lo sforzo e l’investimento del MIUR per incastonare in un quadro organico e strutturato i diversi aspetti connessi all’insegnamento della lingua italiana rivolta ad adulti stranieri, riuscendo, finalmente, a regolamentare un settore formativo che per svariate ragioni è sempre sfuggito a tentativi classificatori.

Particolare attenzione è stata rivolta all’articolazione oraria dei corsi. Il monte ore complessivo è stato ricondotto a 200 ore così articolate:

  • 20 ore di accoglienza e orientamento, comprensive anche di 10 ore di formazione civica da svolgersi nel periodo iniziale di attivazione dei corsi;

  • 100 ore di insegnamento necessarie al raggiungimento del livello A1 di conoscenza della lingua italiana;

  • 80 ore di attività didattica finalizzate al raggiungimento del livello A2 di conoscenza della lingua italiana.

Si evidenzia l’importanza data alla fase di accoglienza e orientamento: oltre ad accertare le competenze acquisite dagli utenti in ambito formale, informale e non formale, è in questa fase che si dovrà pervenire alla personalizzazione del percorso e al successivo piazzamento nei moduli di apprendimento.

Le azioni suggerite per l’accoglienza sono le seguenti:

a) intervista guidata per evidenziare eventuali competenze pregresse;

b) somministrazione di test di ingresso per la valutazione del livello di conoscenza della lingua italiana;

d) negoziazione del percorso sulla base della valutazione degli esiti delle azioni citate;

e) personalizzazione del percorso e inserimento nei moduli.

Si sottolineano, al riguardo, tre elementi imprescindibili in un contesto di apprendimento rivolto agli adulti:

  • la flessibilità del percorso formativo, anche tramite il ricorso alla modularizzazione;

  • la negoziazione e la personalizzazione come esito della fase di accoglienza e orientamento;

  • la predisposizione di specifici moduli di apprendimento linguistico di livello pre-A1 rivolti a persone analfabete o non scolarizzate nel paese di origine.

 

Il Bando FEI per un sistema in cambiamento

Le risorse disponibili dettagliate nelle note MIUR e Ministero dell’Interno prevedono contributi ai Centri Territoriali Permanenti per realizzare le azioni loro assegnate.

L’Unione Europea sin dal 2007 ha istituito il Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini dei Paesi Terzi per il periodo 2007-2013 che si impegna a supportare gli Stati membri per coadiuvare l’integrazione, a cooperazione e il supporto ai cittadini provenienti da Paesi Terzi.

Nel corso degli ultimi bandi è stata posta come condizione sine qua non la partecipazione ai bandi da parte degli Uffici Scolastici Regionali.

Centrale in questo processo è il ruolo dei CTP che con il FEI possono contare su risorse aggiuntive e potenziare l’offerta formativa destinata agli adulti stranieri. Le implicazioni sono diverse e non prive di elementi di complessità. Si evidenziano alcuni aspetti critici relativi al versante gestionale/amministrativo e alle relazioni con i soggetti del sistema non formale. Riguardo al primo punto la gestione di un progetto FEI richiede abilità amministrativo/contabili verso le quali l’attuale personale amministrativo in servizio presso i CTP non sempre dimostra sufficiente dimestichezza. Sarebbe auspicabile pertanto prevedere specifiche azioni formative sugli aspetti contabili e rendicontuali rivolte al personale ATA e ai DSGA. Per quanto riguarda il secondo punto si ricorda che l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua è svolto, spesso in modo eccellente, anche dai soggetti del sistema non formale (associazioni, privato sociale, no profit, ecc.) i quali, essendo molto radicati sul territorio, riescono a raggiungere quell’utenza che altrimenti rimarrebbe esclusa dai percorsi formativi dei CTP. Si potrebbe a tal proposito ipotizzare una sinergia tra CTP e Terzo settore assegnando a quest’ultimo un ruolo sussidiario per quanto riguarda la progettazione e l’erogazione dei percorsi.

Il sistema formale di istruzione rivolto agli adulti sta cambiando: con il DPR n. 263/2012 - norme per la ridefinizione dell’assetto organizzativo e didattico dei Centri di istruzione degli adulti – i CTP dopo il 31 agosto 2015 cesseranno di esistere. Saranno sostituiti dai Centri Provinciali di Istruzione per Adulti (CPIA), organizzati su base territoriale più ampia, in rete con le altre scuole, con gli enti locali e con le agenzie formative del territorio. Nei CPIA gli adulti stranieri potranno soddisfare i bisogni di apprendimento linguistico e certificare la conoscenza della lingua italiana al fine di adempiere agli obblighi introdotti dal DM 10/06/2010 e dal DPR 179/2011, ma soprattutto potranno intraprendere un percorso formativo di più ampio respiro che, valorizzando quanto più possibile conoscenze, abilità e competenze acquisite in precedenti contesti di apprendimento formali, informali e non formali, li possa condurre a conseguire i titoli di studio di primo o secondo grado, nella prospettiva dell’inclusione culturale, economica e sociale.

Il bando del Fondo Europeo per l’Integrazione costituisce un’importante opportunità per i Centri Territoriali Permanenti per l’accesso a risorse determinanti per la realizzazione dei percorsi.

 

Chiara Brescianini, Emilio Porcaro