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Le nuove indicazioni per il primo ciclo: un’operazione sottotraccia? Istruzione    

Le nuove indicazioni per il primo ciclo: un’operazione sottotraccia?

Circolare ministeriale 24 maggio 2012, n. 46: Indicazioni a supporto della consultazione sulla revisione delle Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione



Fuori tempo massimo?


Sembra proprio che a viale Trastevere ci si stia muovendo sul serio per portare a termine il processo di revisione delle Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione. C’è una nuova circolare (la CM n. 46 del 24 maggio 2012) che chiede alle scuole di partecipare fattivamente a tale processo. Ma le scuole hanno un problema: il fattore tempo. Cosa fare? Siamo in grado di coniugare le priorità di fine anno con le richieste altrettanto prioritarie che discendono da questa operazione?
Noi vorremmo provarci, ma come?
In realtà, sarebbe molto facile ironizzare sulle azioni suggerite perché docenti e dirigenti stiano dentro al processo di revisione. Si parla infatti di una consultazione intorno ad un testo che ancora non è stato reso pubblico. Si invitano i dirigenti scolastici a realizzare seminari tematici e focus group, a costituire gruppi di consultazione e a produrre documenti e memorie. Tutto ciò entro il 20 giugno, in una fase scolastica dedicata notoriamente alle serrate ed inderogabili operazioni di fine anno.
Sarebbe altrettanto facile abbandonarsi all’amarezza per un’occasione perduta. Avevamo tre anni di tempo (DPR del 20 marzo 2009, n. 89) per metterle alla prova, ma in questi tre anni non è stato fatto nulla per portare a sintesi culturali esperienze e riflessioni locali. Le scuole come è noto, sul piano organizzativo, hanno dovuto fare i conti con la pesante riduzione organica, sul piano culturale, hanno dovuto fronteggiare il sempre più “intrusivo” sistema di valutazione esterna che ha orientato, in qualche modo, anche le stesse Indicazioni per il curricolo del 2007. E sarebbe ancora più facile rispondere negativamente e reattivamente per la stanchezza accumulata in questi anni, o protestare contro le tante negligenze o sciatterie ministeriali, o ignorare tutto nella convinzione che “tanto non succede nulla”.

Le ragioni che ci inducono a dare risposte positive


Ma forse prima di abbandonarci a tali comportamenti, è utile porci una domanda banale: “A chi gioverebbe la nostra protesta, i nostri silenzi, le nostre risposte negative?”.
La responsabilità di civil servant ci impone di servire sempre la comunità, e la nostra comunità di riferimento è rappresentata dagli studenti. Il nostro obiettivo è quello di lavorare per migliorare il loro apprendimento e le loro competenze, perché possano conseguire risultati migliori. Anche se non è facile oggi rimanere ancorati al compito istituzionale, sarebbe fortemente condannabile lasciarsi condizionare da spinte negative o rinunciatarie che andrebbero a ricadere sulla qualità del nostro lavoro e sulla vita degli studenti. Oltre ciò, nello specifico delle Indicazioni per il primo ciclo, è anche utile ricordare a noi stessi le tante ragioni per cui vale la pena che la scuola stia dentro l’operazione di revisione del documento.

  • Non possiamo rifiutare di partecipare e di condividere, anche se ciò impone sacrifici.
  • Abbiamo il dovere di stare dentro i processi per dare il nostro contributo di idee e di esperienze.
  • Non possiamo rinunciare all’opportunità che ci viene data, prima ancora che il testo diventi definitivo, di capire le modifiche che si stanno apportando ad un documento che dovrà costituire l’ossatura del nostro lavoro in classe.
  • Abbiamo la possibilità di contribuire a sciogliere alcuni nodi che sicuramente hanno bisogno del contributo di coloro che vivono ogni giorno in contatto diretto con i problemi scolastici.

 

Le possibili azioni a livello regionale

Partire subito ad affrontare i problemi, anche se con qualche sacrificio, facilita sicuramente le azioni di avvio del nuovo anno scolastico, anche in vista della riorganizzazione della scuola di base sul modello dell’istituto comprensivo (legge n. 111 del 15 luglio 2011, art. 19, comma 4). A livello regionale si potrebbe, per esempio:

  • ricostituire un apposito nucleo di lavoro regionale a partire da quello per l’implementazione delle Indicazione/2007. È probabile che le situazioni, a distanza di cinque anni, siano mutate profondamente. Ma nel biennio 2007-2008 molte furono le azioni realizzate per avviare le Indicazioni per il curricolo. La ricomposizione (rinnovata) di un nucleo di riferimento porterebbe di per sé a rifocalizzare l’attenzione sul tema e a condividere le strategie più fattibili;
  • organizzare una conferenza di servizio con dirigenti e docenti. Potrebbe essere una buona occasione, per ogni direzione regionale, di ripercorrere, insieme agli operatori scolastici, tutte le attività realizzate per implementare le Indicazioni nazionali, allo scopo di fare il punto della situazione e riprendere in mano le questioni accantonate;
  • predisporre una giornata seminariale con la presenza dei membri del gruppo redazionale rivolta a dirigenti e a rappresentanti dei docenti. L’obiettivo è quello di condividere le informazioni e di approfondire, a gruppi separati, alcuni nodi sia generali (curricolo, competenze, valutazione, aree, assi, …) sia disciplinari;
  • pianificare una giornata seminariale a carattere tematico con la presenza di esperti. Ciò sarebbe particolarmente importante laddove alcuni temi sono stati oggetto di approfondimento. Potrebbe rinnovare l’interesse e l’attenzione verso le didattiche ed aiutare, contestualmente, anche il processo di revisione in atto.

 

Le possibili azioni a livello territoriale, di reti o di singole scuole

È pur vero che dalla prima settimana di giugno tradizionalmente tutti sono impegnati nelle operazioni di scrutinio ed esami, ma le scuole, se vogliono, potrebbero ugualmente inserire nel calendario di fine anno alcuni momenti dedicati alla riflessione sul documento nazionale. Gli esiti potrebbero essere particolarmente utili anche ad indirizzare le scelte dei collegi. Si potrebbe, per esempio, organizzare:

  • focus group tra docenti della stessa istituzione. Si possono realisticamente ipotizzare uno o due incontri per riaffrontare i nodi delle Indicazioni, anche sulla falsariga del formulario per la consultazione;
  • focus group a livello di reti di scuole. In aggiunta o in alternativa ai focus d’Istituto. Questa modalità ha il privilegio di allargare lo scambio e la condividere di esperienze diverse, vissute in contesti diversi;
  • incontri per dipartimenti allo scopo di ragionare sui nodi disciplinari. Gli insegnanti sono sempre ben disposti ad entrare nel merito delle discipline e delle didattiche disciplinari;
  • incontri per portare a sintesi, formalizzare e documentare gli esiti di esperienze didattiche o di ricerche realizzate nelle scuole o tra reti di scuole;
  • incontri per elaborare proposte e memorie da mettere a disposizione del gruppo redazionale.

In realtà la circolare 46/2012 non chiede alle scuole ciò che sarebbe impossibile ottenere, ma ricorda che insieme alle priorità di fine anno, c’è anche quella di riflettere sui contenuti culturali, che sono alla base del fare scuola e che danno senso e ragione a tutte le ritualità: soprattutto a quelle degli scrutini e degli esami.

Mariella Spinosi

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