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La pre-view “smart” del Ministro Francesco Profumo Istruzione    

La pre-view “smart” del Ministro Francesco Profumo

Note, con un po’ di colore, da Ischia - di Giancarlo Cerini.

 



Oltre la
spending review

 

Chiusura col botto all’annuale “summer school”, per dirigenti, quadri e insegnanti, organizzata ad Ischia dal 23 al 26 luglio 2012 da Tecnodid/Formazione. Infatti, l’ultima giornata del meeting ha visto l’inusuale presenza “a tempo pieno” del Ministro Francesco Profumo che, a suo agio e in maniche di camicia, ha tratto le fila di un intenso e articolato dibattito, con una lucida “pre-view” della scuola del futuro, che si deve però misurare con le angustie del tempo presente.

Non è insolito che un Ministro partecipi a eventi pubblici e dibattiti ma, si sa, il tempo è sempre tiranno: i ministri arrivano sgommando con le auto di servizio e se ne vanno, a volte, dopo aver pronunciato parole di circostanza. E invece no. Sarà per l’insularità di Ischia, per quell’azzurro terso che riconcilia con la serenità dei tempi distesi, per il clima affettuoso che si è subito instaurato tra i 200 presenti ed il ministro, ma il prof. Profumo ha dedicato un po’ di ore della sua fittissima agenda ad ascoltare il mondo della scuola (e del fuori-scuola) nelle sue diverse rappresentanze e a dialogare a voce alto, con se stesso e con la “community” (così l’ha definita) che si era stretta attorno a lui. Un quadretto insolito, di questi tempi…

Non si pensi però ad una scampagnata oziosa o a una scorribanda nella retorica delle frasi fatte. Pur indossando i panni di diversi personaggi, dall’ingegnere che illustra le magie delle nuove tecnologie a partire dalle virtù in espansione del proprio telefonino, al padre di famiglia preoccupato per i conti di casa sua e per il futuro dei figli che studiano all’estero, al visionario che ti provoca immaginando un futuro più a misura di persone e cittadini, con scuole, città e lavori sempre più “intelligenti”, Profumo non poteva dimenticare di essere il Ministro dell’istruzione della nostra Repubblica. Glielo hanno ricordato gli altri protagonisti del dibattito della mattinata: il tecnico della spending review (Giuseppe Catalano, consigliere del ministro Giarda), il sindacato (Francesco Scrima, segretario generale della Cisl-scuola), il mondo delle imprese (il presidente PMI-Confindustria della Campania, Bruno Scuotto), gli stessi vertici dell’amministrazione (Lucrezia Stellacci, Capo Dipartimento Istruzione): ognuno con le sue domande, le sue esigenze, i suoi punti di vista. Non era facile, per chi coordinava il dibattito (Giancarlo Cerini), contenere la quantità di stimoli, dati, proposte, spesso divergenti, eppure impegnate nella onesta ricerca di qualche punto di condivisione, stante la gravità della situazione del paese, le difficoltà nei conti pubblici, il rischio di un’erosione di credibilità, di risorse, di fiducia verso la scuola pubblica (già alle prese, di per sé, con il passaggio epocale dei digital native, dei social network, delle nuove forme di apprendimento, produzione e diffusione delle conoscenze).

Quelle che seguono ci paiono le prospettive tracciate dal Ministro, necessariamente riportate in termini generali, ma che abbiamo cercato di interpretare anche nei suoi possibili risvolti operativi. Trattandosi di una libera e non autorizzata interpretazione l’abbiamo inserita in riquadri a parte [e in corsivo].

 



Il futuro è adesso…

 

Non si può rimandare l’appuntamento con le sfide del futuro dell’educazione. Se già oggi solo il 20% delle conoscenze si incontrano a scuola, occorre ripensare al modo di essere dell’insegnamento e dell’apprendimento. Non è solo questione di tecnologie o di re-ingegnerizzare questo o quell’aspetto del funzionamento della scuola (è però doveroso farlo, perché le nostre aule sono troppo antiche), ma è problema di cultura, di atteggiamenti, di curiosità, di investigazione, di gusto per una scuola ben fatta, di una scuola “per bene”.

Il termine “smart” ben si associa al futuro che verrà. Un museo smart, una città smart, una scuola smart, si fanno “leggere” e apprezzare, conoscere e capire, perché incorporano nei loro chip dosi di informazioni, intelligenza, servizi a portata di mano. Se si comincia con convinzione, anche a piccoli passi – dice il Ministro – il processo non è più arrestabile e sarà un processo virtuoso.


Se… allora….

Indizi di futuro nelle buone pratiche di oggi? Dopo il plico telematico per la maturità, arriveranno le pagelle e i registri virtuali (già in legge). Forse si farà qualche riunione in meno a scuola, forse qualche consiglio di classe in più, perché on line, chattando, scambiandosi pareri e materiali, magari arrivando ben documentati alle riunioni in presenza o ai collegi dei docenti. Ogni scuola sarà un reticolo di gruppi, situazioni, scambi: una WIKI-school, dove magari sarà più facile preparare lezioni, attingere ed espandere materiali didattici digitali, collegare e-book, tablet, aule, studio a casa, correzioni. Senza esagerare, il futuro è anche dietro questo angolo digitale.

 

 

Dalla trasparenza all’openess

 

Uno dei limiti della pubblica amministrazione, ma anche della società italiana è la chiusura degli accessi, delle opportunità, in tutti i sensi: dalla riuscita scolastica (spesso collegata al contesto sociale e famigliare piuttosto che al merito), all’ingresso nei “posti buoni” del mondo del lavoro, dall’accesso agli atti dell’amministrazione alle gare di acquisto, alla concorrenza, all’efficienza. Oggetti di recenti provvedimenti su liberalizzazioni e semplificazioni. La scuola però non è un quasi-mercato, ha un valore aggiunto intangibile, e non può essere un guscio vuoto per pratiche obsolete. Dunque, bisogna aprire le finestre, nella doppia dimensione: fisica e virtuale.

La centralità della scuola, in un paese, si misura anche per la sua capacità di essere punto di riferimento per servizi, attività culturali e sportive, forme di apprendimento permanente, acquisizione di competenze a tutti i livelli. Una scuola aperta tutto il giorno! [ma questo non l’avevamo già sentito? E non è facile con rigidità di orari, mansioni e contratti; a meno che non si pensi a dosi massicce di esternalizzazione o ad una forte liberalizzazione delle posizioni contrattuali].

E dove tutto avvenga alla luce del sole: che si sappia quali sono e dove sono i dati sul funzionamento di ogni scuola, i drop-out, il turn-over del personale, le assenze, i risultati a lunga gittata per i ragazzi (cosa succede 2-3 anni dopo e non tanto i punteggi a breve delle prove Invalsi). Insomma, una informazione puntuale può stimolare comportamenti virtuosi, illuminando anche le tante zone d’ombra che pure ci sono.

 

Se…allora….

L’era dell’open data è già cominciata. C’è più trasparenza nei siti pubblici e ci sono tante cose che si possono trovare, a saperle cercare e “capire” (e qui c’è già una nuova mission per la scuola). I concorsi (si spera!) diventeranno più veloci [ma non basta un test on line se i contenuti di conoscenza testati sono rozzi, marginali e antiquati]. La valutazione delle scuole avrà una base-dati più affidabile. È probabile che nei prossimi mesi (con il progetto VALES a fare da apripista) tutte le scuole siano invitate a promuovere un proprio check-up informativo, su cui costruire un report di autovalutazione. Dunque, l’autovalutazione sarà obbligatoria… a partire però dai dati sulla scuola forniti dal MIUR, già pronti e indicizzati nel confronto con realtà simili del territorio, della regione, della nazione (“Scuola in chiaro” già lo anticipa…). Per capire i propri punti di forza e di criticità, per poi innestare programmi di valutazione esterna (si stanno scrivendo i relativi regolamenti), per adottare misure e incentivi, per rimuovere le situazioni che producono cattivi risultati.

 

 

Dalla creatività alla condivisione

 

L’Italia è il paese della creatività, dei beni culturali diffusi, del made in Italy, dei grandi della musica e dell’architettura: produce eccellenza, anche nei risultati scolastici, nella ricerca scientifica, nella cultura. Ma non “fa sistema”. Restano le differenze da luogo a luogo… le zone grigie e di inerzia. L’enfasi sull’iniziativa del singolo rischia di sfociare in un “fai da te” perdente, quando la competizione diventa globale. Oggi per essere competitivi occorre esserlo a tutto tondo, tra territori interi, all inclusive, con l’insieme dei servizi pubblici e privati, le scuole, le università, gli enti locali, l’associazionismo, le imprese, il tutto accompagnato da un mix di cura del talento, della cooperazione, della solidarietà, dell’imprenditività; tutti valori che la scuola ha il dovere di coltivare [coltivare: un verbo che è ritornato nelle parole di molti relatori della summer school, quasi a ricordare l’onere delle istituzioni di avviare processi, che però devono contare sull’iniziativa dei soggetti coinvolti].

Ci sono scuole di eccellenza, ma non fanno community [e forse c’è qualcosa da rivedere nell’autonomia che si è realizzata in questi anni: ma qui le prospettive possono divergere, tra chi vuole accentuare l’uso pubblico dell’informazione per stimolare la competizione, e chi vuole favorire la diffusione dei punti di eccellenza attraverso la condivisione delle conoscenze: dal bench-marking (graduatorie) al bench-learning (apprendimento cooperativo). Il Ministro è sembrato più propenso versa questa seconda ipotesi, quella del gioco di squadra, della community, della rete.

 

Se…. allora….

Ma come andare oltre l’autonomia competitiva, il confronto tra piccoli, l’autarchia che sa di piccolo cabotaggio e dove molti sono destinati a soccombere? È un quesito quasi insolubile, rimanda a scelte di governance interne alla scuola: chi è il dirigente scolastico che si è voluto promuovere con quest’ultima tornata concorsuale? Come cambierà la gestione se passerà una riforma degli organi collegiali – quella in discussione in Parlamento - che sembra spostare il baricentro delle decisioni ad estenuanti mediazioni (ad esempio, in merito alla approvazione dello Statuto per ogni scuola)? Quale sarà il futuro dei livelli di governo locale (province più grandi? Scuole più grandi? Tutto alle Regioni?) e quale il loro rapporto con le autonomie delle scuole (queste ultime, ce la faranno a caricarsi di quasi tutti gli oneri di gestione: dal reclutamento ai trattamenti economici?).

Ci sono lavori in corso, riforme prese sotto la spinta delle semplificazioni e delle riduzioni di spesa, ma non si vorrebbe che un disegno che guarda la futuro fosse così pesantemente condizionato dai nostri debiti di oggi e, soprattutto, di ieri (questo è emerso facendo la spending review alla spending review). Non resta che stare con gli occhi ben aperti, per percepire gli indizi del cambiamento (se ci sono) nei provvedimenti che si stanno confezionando.

 

 

Quanto tempo ha… signor Ministro?

 

Tra prospettive a lungo termine, di cui pure c’è bisogno, e decisioni da assumere nell’immediato, il Ministro Profumo ha dimostrato di sapersi destreggiare, giostrando tra:

  • i decreti e i regolamenti governativi in fase di emanazione (anche se ha criticato l’ipertrofia normativa che attanaglia il MIUR);

  • le concertazioni con le organizzazioni sindacali (che è quasi scontato siano sulla difensiva dei loro rappresentati);

  • le difficoltà clamorose degli Enti locali (spesso però alla ricerca di una strumentale visibilità come nel caso delle province: “non apriremo le scuole a settembre!”);

  • le esigenze dei tanti stakeholder e poteri forti di varia natura….

Occorre una “visione” di fascino, ma occorre anche superare l’atavica diffidenza tutta nostrana verso il “fare”, per trasformare le idee e le parole in decisioni e fatti concreti, senza ricorrere all’italianissima pausa di riflessione, ai veti incrociati, al rinvio sine die.

“Fidatevi di me - ha detto più volte il Ministro - io ci ho già provato, come ingegnere, come preside, come rettore, come presidente del CNR”; ho le competenze tecniche per tradurre le idee (di cui non dobbiamo mai innamorarci definitivamente) in processi e prodotti, per oliare meccanismi arrugginiti, per mettere in moto energie e motivazioni. È sembrata la rivendicazione di un invidiabile curriculum vitae, che ha più che giustificato la nomina a ministro “tecnico” di un governo tecnico di salute pubblica, sorretto dalla c.d. “strana” maggioranza. Ma a molti è sembrato anche un esplicita autodichiarazione a mettersi a disposizione anche dopo (o prima) del 2013...

Comunque vada, prof. Profumo, la inviteremo nuovamente alla prossima “summer school” di Ischia, se non altro come apprezzato “professor visiting”. Auguri sinceri, signor Ministro.

    30/07/2012 09:47
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