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Buone notizie per le Indicazioni 1° ciclo Istruzione    

Buone notizie per le Indicazioni 1° ciclo

Le misure di accompagnamento alle Indicazioni nazionali per il 1° ciclo sono giunte al giro di boa del primo anno di attuazione. Il Miur sta procedendo al rifinanziamento delle azioni di formazione sulle Indicazioni, utilizzando una quota di fondi per l'aggiornamento previsto dalla legge Carrozza, che indica tra le priorità il rafforzamento delle competenze di base. Di Giancarlo Cerini.



Le misure di accompagnamento delle Indicazioni nazionali per il 1° ciclo (rinnovate con DM 254/2012) sono giunte al giro di boa del primo anno di attuazione. Sono state costituite “dal basso” circa 400 reti di scuole, per dar vita a laboratori di formazione-ricerca su aspetti pedagogici e didattici e sulle discipline del nuovo curricolo nazionale, con oltre 20.000 docenti coinvolti in piccoli seminari di carattere operativo. Inoltre, ci sarà una “coda” autunnale (cfr. nota MIUR-Dir.Gen.Ord. n. 2193 del 26-3-2014) in cui le scuole metteranno alla prova le innovazioni studiate in micro-sperimentazioni in classe, per poi diffondere le buone pratiche. Un apposito sito (cfr. www.indicazioninazionali.it) documenta il progress dei lavori in corso.

 

In tempi non facili l'intenso lavoro che si sta realizzando nella scuola di base italiana (e che si avvale di un comitato scientifico nazionale e di 20 staff regionali) è un buon segnale e testimonia che nella scuola c'è bisogno di formazione in servizio (senza troppe generiche conferenze, però!), di ricerca didattica (per lavorare meglio in classe!), di confronto (per consolidare la pratica del lavoro collaborativo: la scuola è una comunità professionale!). Tutti aspetti in sintonia con il sentimento oggi diffuso e al centro delle attenzioni “renziane” per valorizzare il ruolo degli insegnanti e far “cambiare verso” alla professionalità docente. Ed è evidente che non è solo un problema di orario di lavoro, ma della sua possibile qualità e del connesso riconoscimento sociale. Quali saranno i punti della proposta di riforma della scuola che il Governo mostrerà nelle ormai consuete slides di Palazzo Chigi?

 

Mentre gli scenari di prospettiva si dovranno chiarire, c'è però bisogno di segnali concreti per il quotidiano della scuola. Uno di questi è il rifinanziamento delle azioni di formazione sulle Indicazioni cui sta procedendo il MIUR, utilizzando una quota di fondi per l'aggiornamento previsto dall'art. 16 della legge Carrozza (Legge 128/2013), che indica il rafforzamento delle competenze di base tra le priorità. La decisione politica c'è già, ora si attendono i decreti di riparto dei fondi. Si parla di un milione “tondo” di euro a livello nazionale che potrà servire, regione per regione, per ampliare il numero delle reti e delle scuole coinvolte (infatti la domanda di nuova formazione è ancora alta e non tutte le proposte furono accolte un anno fa). Una quota dovrebbe anche consentire di dare continuità ai laboratori di formazione già attivati sulla scia della CM 22/2013, soprattutto quelli capaci di produrre buoni esempi da diffondere alle classi.

 

La scelta verso le Indicazioni è importante, pur nelle ristrettezze finanziarie che ancora vedono la formazione dei docenti ridotta al lumicino. Se la finalità di una buona scuola (e delle Indicazioni, certamente) è quella di migliorare gli apprendimenti di base degli allievi sulle competenze-chiave (es.: lettura, scrittura, comprensione dei testi, pensiero logico-matematico...), il curricolo nazionale che si rintraccia nelle Indicazioni mette a disposizione un quadro di riferimento unitario per affrontare questa sfida. I temi trasversali (il profilo del 14enne, la progressione “slow” di traguardi prescrittivi, la didattica per competenze, i nuovi ambienti di apprendimento) si intrecciano bene con i saperi delle discipline e dei campi di esperienza.

 

Fare formazione su questi temi significa non inseguire l'emergenza dei risultati scadenti negli apprendimenti rivelati dai test nazionali (con il rischio di perpetuare un circolo vizioso improduttivo), ma investire sul lungo periodo, su didattiche più efficaci, sul recupero di motivazioni, di competenze e di energie “rinnovabili” negli insegnanti. Certo, non si possono dimenticare i grandi problemi strutturali che investono la scuola, ma la bussola è ben posizionata e sembra indicare il “verso” giusto per un recupero di qualità e quindi di credibilità per la scuola di base italiana.

 

Giancarlo Cerini

    10/07/2014 09:38
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