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29/01/2020

Amministrazione scolastica centrale e periferica

Sergio Auriemma

Fonti normative in tema di organizzazione dei Ministeri

Nella legislazione dell'ultimo quindicennio, di pari passo con gli esiti delle elezioni politiche e con il succedersi delle varie compagini governative, si è registrata la tendenza ad un frequente mutamento degli assetti in tema di organizzazione degli apparati ministeriali.

Un'ipotesi di ridisegno globale dell'articolazione e delle competenze ministeriali fu avviata dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 . L'articolo 2, comma 1, di quel decreto (sostituito prima dall'art. 1, D.L. 12.06.2001, n. 217, poi dall'art. 1 del D.L. 18.05.2006, n. 181 ed infine dal d.l. 16.05.2008 n. 85) stabilì un elenco dei Ministeri.

Il decreto 300/1999, nella sua formulazione originaria, rivisitò anche il previgente assetto dell'Amministrazione scolastica centrale e periferica, basandosi sull'istituzione (in verità si è trattato del ripristino di una situazione lungamente perdurata fino all'anno 1988) di un unico ministero (MIUR - Ministero dell'istruzione, università e ricerca), derivante dalla fusione dei due preesistenti Dicasteri (Pubblica istruzione - Università e ricerca scientifica).

A distanza di sette anni, nel 2006, tramite il decreto-legge n. 181/2006 , convertito dalla legge 17 luglio 2006 n. 233, il succitato assetto ha subito un ribaltamento ed è stata reintrodotta la separazione dei due Dicasteri (il cd. "spacchettamento"), nonché ripristinata la denominazione originaria di Ministero della Pubblica Istruzione .

Nel 2007, secondo un andamento "altalenante" non insolito nella legislazione italiana e dovuto a ragioni squisitamente politiche, l'articolo 1, comma 376, della

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