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12/04/2021

Pubblico impiego

Sergio Auriemma

Generalità

Il decreto legislativo n. 29 del 3 febbraio 1993, attuativo della legge-delega n. 421/1992, successivamente più volte corretto e integrato fino a confluire nel testo del d.lgs. n. 165/ 2001, ha avviato un lungo percorso di trasformazione dell'organizzazione delle pubbliche amministrazioni e del rapporto di lavoro dei dipendenti, tuttora non conclusosi.

A quel primo innesco riformatore vengono, solitamente, attribuiti significati diametralmente opposti.

Una tesi enfatizzante accentua l'importanza di talune novità, quali la sostituzione di provvedimenti amministrativi autoritativi con "atti di organizzazione" ed "atti di gestione" ad impronta privatistica. non più assoggettati al controllo esterno della Corte dei conti, la stipula di contratti di lavoro individuali e privatistici, l'interpretazione concordata con le OO.SS. nei casi di controversie ermeneutiche sulle clausole dei contratti collettivi nazionali.

All'opposto, una tesi riduttivistica si spinge ad affermare che il regime normativo riformatore avrebbe lasciato inalterato l'impianto precedente ed avrebbe realizzato modifiche esclusivamente formali e terminologiche.

Nessuna delle due teorie, invero, sembra saper adeguatamente cogliere ed esprimere l'effettiva portata delle innovazioni intervenute nel corso degli anni '90. Ponendosi da un punto di vista tecnico-giuridico più neutro e meno sensibile alle influenze politicizzanti, si può osservare che nell'impianto normativo previgente al decreto n. 29/1993 era già in atto una progressiva assimilazione tra impiego pubblico e lavoro privato.

Il fenomeno presentava carattere biunivoco o reciproco, nel senso che vedeva esistere:

1) un'area di disciplina normativa comune ad entrambi i rapporti di lavoro, contrassegnata dalle seguenti fonti normative: legge 2 aprile 1968 n. 482 sul collocamento obbligatorio; legge 20 maggio 1970 n. 300 sullo Statuto dei

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