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C.M. MIUR 20.07.2010, n. 58

Piano di interventi e di finanziamenti per la realizzazione di progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali appartenenti ad una minoranza linguistica (Legge 15 dicembre 1999, n. 482 art. 5) Esercizio finanziario 2010.

Premessa

Le lingue regionali e minoritarie sono un patrimonio culturale da salvaguardare e coltivare ed è quindi essenziale garantire che nei paesi o nelle regioni in cui convivono due o più lingue ufficiali, queste siano utilizzate quali lingue d'insegnamento a tutti i livelli di istruzione (1).

Il Parlamento Europeo raccomanda agli Stati membri di includere lo studio precoce della lingua di minoranza nei programmi scolastici e sottolinea la priorità politica attribuita all'acquisizione delle competenze linguistiche attraverso l'apprendimento di altre lingue dell'Unione Europea, una delle quali dovrebbe essere la lingua di un paese vicino e l'altra una "lingua franca" internazionale.

La diversità linguistica dell'UE è una "condizione indispensabile per permettere ai cittadini dell'Unione di beneficiare delle possibilità professionali e personali offerte dalla realizzazione del grande mercato interno senza frontiere" (2); una risorsa culturale fondamentale per la facilitazione della mutua comprensione, l'inclusione sociale e l'occupabilità. Pertanto promuovere e sostenere l'introduzione delle lingue madri regionali o minoritarie, autoctone e straniere sotto forma di offerta didattica non obbligatoria e/o attività extrascolastica aperta a tutti sarebbe un fattore che facilita il miglioramento della comprensione reciproca all'interno dell'Unione europea.

In questi ultimi anni la Commissione Europea, attraverso i programmi di cooperazione attualmente in vigore (2007/2013), ha sostenuto la diversità culturale, le identità nazionali e locali e le oltre 60 lingue regionali e minoritarie, presenti sul territorio europeo, con modalità formali, non formali e informali di apprendimento.

Nella conferenza di Bilbao (3) il Consiglio d'Europa, monitorando l'attuazione della Carta europea delle lingue minoritarie (4), rileva che solo l'azione degli Stati membri può proteggere in modo ottimale la comune vulnerabilità delle lingue regionali con

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